Videoclip e grafica computerizzata | Schermi Sonori 18

04 Mag Videoclip e grafica computerizzata | Schermi Sonori 18

Andrea: Cari amici di Schermi Sonori, ben tornati. Come avete avuto modo di constatare nelle ormai 20 puntate di questo videoblog, affrontiamo l’argomento videoclip da varie prospettive. Quella della comunicazione, quella della realizzazione, quella della promozione delle giovani band e seguendo anche l’esempio dei grandi big della musica, dei grandi strateghi della comunicazione e del marketing.

Oggi affrontiamo il discorso da un punti di vista pratico e accademico. Pratico, perché abbiamo ospite qui, negli studi della New Star Movies, un giovane videomaker. E accademico perché si è appena laureato all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila. Dò il benvenuto a Fabrizio Bevar.

Fabrizio: Un saluto a tutti quelli che ci stanno guardando in questo momento.

La storia di un avvicinamento al mondo del video

Andrea: Bene Fabrizio, come ti sei avvicinato al mondo dei videoclip.

Fabrizio: Mi sono avvicinato al mondo dei videoclip a gradini, ma tutto è iniziato quando avevo 6 anni e frequentavo le elementari. Ho cominciato a nutrire interesse nel campo del video montaggio e usato diversi programmi, sebbene non elaborati o potenti come il pacchetto Adobe o Magix, nel montare i video che giravo in casa o fuori casa. Montando video o immagini con un sottofondo musicale.

Per un po’ di tempo non ho più voluto avere a che fare con questo perché, tra gli studi di scuola media e scuola superiore che mi tenevano occupato, non ho più pensato a fare queste cose. Anzi, facevo lo facevo di rado. Poi però, dopo aver preso il diploma all’Istituto Professionale per i servizi Commerciali e Turistici Ottavio Colecchi, dovevo pensare a cosa fare dopo.

Dopo aver meditato per un anno e aver fatto alcune esperienze lavorative nella zona in cui abito, L’Aquila, presi la mia decisione: frequentare l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila e specializzarmi nella grafica computerizzata. Da tener presente che, quando ero piccolo, non riuscivo a disegnare e lo detestavo. Ora, dopo aver frequentato quest’accademia e aver preso la laurea con 110/110, mi piace disegnare.

La storia del videoclip e della relativa computer grafica

Andrea: Benissimo. E ti sei brillantemente laureato in quest’ottima Accademia discutendo una tesi sulle tecnologie applicate ai videoclip. Ecco, approfondiamo un po’ questo discorso: il contenuto della tua tesi.

Fabrizio: La mia tesi parla della storia del videoclip e delle varie tecniche che sono state usate per realizzarlo. Il videoclip non è stato solamente un prodotto per pubblicizzare gli album di un cantante singolo o di un’intera band musicale, ma è stato anche un prodotto finale di varie sperimentazioni grafiche.

Nella mia tesi parlo delle varie tecniche utilizzate a partire dagli anni ’80, quando il videoclip ha iniziato ad interessare le masse, o il pubblico, quando è nato il primo canale di trasmissione dei video musicali: MTV. È proprio dagli anni ’80 che sono iniziate queste sperimentazioni: prima con gli effetti speciali, e poi con tecniche grafiche sempre più elaborate fino ad arrivare alla realtà virtuale. Una tecnologia ancora giovane ma che penso farà strada, perché sta nutrendo parecchio interesse da parte di privati e di grosse case produttrici di videogiochi. Già c’è qualcosa sul portale Steam, che è un portale di distribuzione di diversi videogiochi anche con tecnologia VR.

Andrea: Approfondiamo questo discorso. Com’è evoluta nel corso dei decenni la grafica computerizzata?

Fabrizio: Prima degli anni ’80 la grafica computerizzata era solamente carta, penna o gesso sulla lavagna. Era tutto disegnato sulla carta. Poi, con l’avvenire dei primi computer e dei primi programmi per la realizzazione della grafica su monitor (come ad esempio lo SketchPad, inventato da Ivan Edward Sutherland che è un pioniere nel campo della computer grafica e della realtà virtuale), si sono cominciate a fare le prime sperimentazioni. Più o meno tra gli anni ’60 e ’70.

Erano solo esperimenti isolati, non veri e propri interessi su cui si poteva anche guadagnare qualcosa. Solo a partire dagli anni ’80 iniziarono le prime sperimentazioni, come dicevo prima. Partendo prima dalla stop-motion (anche detta tecnica del passo uno). Fotogramma per fotogramma, o meglio fotografia dopo fotografia, che venivano riprodotte una dopo l’altra velocemente. Era il metodo più potente a quell’epoca.

Tramite lo stop-motion, le prime realizzazioni con i primi programmi 3D (sebbene primitivi, ma all’epoca la potenza grafica era quella), si è migliorati sempre di più. Motion capture, onion skin, rotoscopio, nascono sempre nuovi tipi di tecniche per perfezionare, se non addirittura uguagliare la realtà, rendendo sempre più sottile la barriera che separa la finzione dalla realtà vera.

Video consigliati per scoprire l’uso della motion graphics

Andrea: Ecco, hai fatto l’esempio del motion picture. Citiamo qualche video di quelli più conosciuti, di quelli che girano sulle emittenti videomusicali. Anche per far capire a chi si approccia a questo tema, quali sono i video e le tecniche che vediamo quotidianamente sugli schermi televisivi, o su YouTube, e quindi in che modo vengono proprio messe in pratica.

Fabrizio: Tra i videoclip che mostrano proprio queste tecniche utilizzate, vi consiglio di guardare (su YouTube ovviamente), Ghosts di Michele Jackson, dove si vede la motion capture, Sledgehammer di Peter Gabriel dove c’è la stop-motion, There, there dei Radiohead, dove vengono miscelati diversi componenti tra cui alcuni riferimenti agli uccelli di Hitchcock, o al vecchio immaginario di un programma per bambini: Le magiche storie del gatto Teodoro, detto in inglese Bagpuss, e anche le fiabe dei Fratelli Grimm.

Andrea: Uno dei video di maggior successo degli ultimi tempi è, dei Coldplay, Adventure of a lifetime. Anche in quel video sono state messe in pratica alcune tecniche che hai citato, di cui hai parlato?

Fabrizio: Certamente. Nel videoclip Adventure of a lifetime dei Coldplay, si vede la band al completo trasformata in scimpanzé proprio grazie alla motion capture. Ovviamente per realizzare questo videoclip sono serviti sei mesi, ma nonostante il tempo e la fatica per realizzarlo, è uscito benissimo.

Evoluzione moderna della computer grafica

Andrea: Arriviamo quindi ai giorni nostri. In che modo l’evoluzione delle schede tecniche, dell’alta definizione, si riflette e influenza il modo di produrre videoclip.

Fabrizio: Lo influenza moltissimo, perché queste schede video attualmente in commercio (che stanno diventando sempre più potenti), permettono non solo di visualizzare elementi ad una qualità di 4K, qualità usata nei cinema, ma permette anche di rendere il rendering più veloce. Il rendering sarebbe proprio la produzione dell’immagine finale, durante il processo di completamento di un video fatto con un programma per la tridimensionalità. Il rendering ci mette diverso tempo per terminare, questione anche di mesi.

Come si arriva ad un’animazione

Andrea: Abbiamo parlato dei video prodotti da altri. Ma anche tu sei un videomaker, e realizzi video. Qual’è il tuo metodo di lavoro e che tipo di video prediligi?

Fabrizio: Faccio notare che prima di tutto ho iniziato dal disegno. Perché si parte sempre dal disegno cartaceo, prima di passare all’animazione. Mentre frequentavo l’accademia, specialmente il corso di disegno, ho iniziato a migliorare la mia esperienza nel campo del disegno prendendo fogli di carta A4 e cominciando a disegnare scene di ogni tipo: animali antropomorfi, paesaggi. Ma più di tutti i disegni antropomorfi.

Con la continua perseveranza e duro lavoro, sono riuscito a perfezionarli. Vedendo che riuscivo a cavarmela bene, sono passato al disegno digitale. Ho iniziato prima ad usare, appunto, il pacchetto di programmi Adobe. Photoshop prima e Illustrator dopo.

Vedendo che i disegni stavano migliorando anche dal punto di vista digitale, sono passato all’animazione. Usando sempre come programma predefinito Adobe Flash, un altro programma del pacchetto Adobe, ho cominciato a fare i primi cartoni animati a mano. Poi ho deciso di fare il grande passo, facendo disegni sempre più complessi e scene sempre più complesse. Sebbene ci voglia il giusto tempo, specialmente se uno se li fa da sé. I cartoni animati che ho fatto io, li ho fatti da solo e mi ci è voluto come minimo un mese (o anche più se ci metto degli effetti speciali).

Dipende da come ho realizzato lo storyboard, per realizzare il quale, importante come la sceneggiatura, non ho scritto nulla. Non ho preso fogli e scritto qualcosa, ma ho tutto immaginato in mente. Anche di notte sogno le sceneggiature.

Andrea: Benissimo. Ringraziamo Fabrizio Bevar per averci raccontato la sua esperienza e per aver portato la sua esperienza in questa bella puntata di Schermi Sonori. Io vi do appuntamento alla prossima puntata di Schermi Sonori. Vi ricordo di seguirci sul sito newstarmovies.com, sulla pagina Facebook New Star Movies, sul canale YouTube Schermi Sonori. E mi raccomando: andate sul sito, iscrivetevi alla newsletter e vi arriverà subito un bel regalo. Grazie, alla prossima.

Ciao!

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