Il videoclip tra estetica, tecnologia e società | Schermi Sonori 21

Il videoclip tra estetica, tecnologia e società | Schermi Sonori 21

Intervista con Raffaele Pavoni, del dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo dell’Università di Firenze.

  • Andrea: Cari amici di Schermi Sonori, benvenuti ad una nuova ed interessantissima puntata. Siamo infatti in collegamento con Firenze, al cui ateneo Raffaele Pavoni sta effettuando una ricerca di dottorato sul videoclip italiano del terzo millennio, nell’ambito del dipartimento di Storia delle Arti e dello Spettacolo. Benvenuto Raffaele!
  • Raffaele: Grazie, grazie di avermi invitato!

Dalla TV ai database online

  • Andrea: È un grande piacere averti qui, per parlare del videoclip, delle nuove tecnologie e della tua ricerca che verte sia sull’evoluzione delle nuove tecnologie, che sul riassetto del mercato musicale. Ecco, approfondiamo un po’ questi discorsi.
  • Raffaele: La mia ricerca verte sul come la digitalizzazione del mercato musicale ha cambiato l’estetica ed il ruolo stesso del videoclip. Sono arrivato alla conclusione che il cambiamento principale a cui è stato soggetto il videoclip, è stato il passaggio da un flusso televisivo (quindi da una playlist), a un’organizzazione per database. All’interno del flusso televisivo andavano in onda delle heavy rotation, che erano il frutto a loro volta di accordi di mercato tra le case discografiche e le televisioni musicali, in primis MTV e sotto di lei tutto ciò che è stata la storia di Videomusic, poi TMC2, poi Rete A, DeeJay TV, eccetera. Quindi il videoclip è transitato negli ultimi anni da un’organizzazione per flusso televisivo, ad un organizzazione per database. I videoclip ora sono elementi che fanno parte di un database potenzialmente infinito. Molti database, il più importante dei quali è ovviamente YouTube. E la linearizzazione di questo contenuto, ossia l’ordine di fruizione di tali contenuti, è sempre più delegato alle scelte dell’utente che sono libere, ma guidate da un algoritmo. Che a sua volta è frutto non più di un accordo tra case discografiche e un’istanza mediatica, ma tra case discografiche, istanza mediatica e pubblico. Cosa vuol dire? Vuol dire che i suggerimenti vengono fuori su YouTube, ad esempio, ma il caso si può estendere anche ad altre piattaforme non solo di videoclip (si pensi solo all’importanza dell’algoritmo di Spotify nel consigliarti artisti simili). Questi algoritmi sono disegnati per sfuggire al controllo anche di coloro che li hanno creati. L’algoritmo per sua natura tende a espandersi, e a non lasciarsi conoscere. Perché nel momento in cui qualcuno lo conosce, l’algoritmo deve diventare qualcos’altro. L’algoritmo si basa su scelte online, ossia si forma su connessioni fatte da altri utenti online. Ma si basa anche su connessioni che si fanno offline, e questo è l’argomento della mia ricerca. Per cui, ad esempio, il passaparola nella comunicazione offline di cui non resta traccia su internet è qualcosa a cui l’algoritmo non può arrivare.

Calo del budget per i videoclip

  • Andrea: Quindi sono cambiati i metodi di fruizione, e i metodi soprattutto di diffusione e promozione della musica con l’avvento di internet?
  • Raffaele: L’audience, l’utente (lo spettatore è sempre più utente), ha il potere con le sue scelte di condizionare l’algoritmo che a sua volta condizionerà le scelte degli altri utenti. Non si può discutere se questo sia positivo per l’industria musicale o no. Ciò che è stato negativo, è stato un altro effetto della digitalizzazione. Ossia il calo del budget sui videoclip relativi ai video musicali. Questo cosa vuol dire? Tecnologie sia di ripresa che di post produzione più economiche, alla portata di tutti o quasi. Oggi con 500 Euro si può fare benissimo un videoclip. Magari anche bello, non necessariamente brutto. Il crollo del budget è stato totale, questo nel videoclip come anche nella musica. Nella produzione di videoclip, le porte si sono spalancate ai giovani e agli esordienti.

Video come forma di sperimentazione

  • Andrea: Quanto ha influito questo aspetto proprio sull’estetica? Quindi in generale, il livello estetico della produzione attuale dei videoclip ha risentito dell’abbassamento del budget?
  • Raffaele: Si, in maniera non uniforme. È molto difficile trovare, almeno per me, delle tendenze comuni a tutti i videoclip contemporanei. C’è un immaginario molto diverso per quanto riguarda la scena mainstream e la scena indipendente. Nella sfera mainstream tendenzialmente non c’è molta sperimentazione, non c’è molta innovazione (anche se non è detto). Ci sono registi molto bravi anche a livello mainstream e opere molto interessanti.
  • Andrea: Certo, parliamo sempre per tendenze ovviamente.
  • Raffaele: Si. A livello indipendente il cambiamento maggiore che c’è stato, è stata la volontà di questi nuovi registi di emergere. Quindi di usare il videoclip per sperimentare, per mettere in campo delle soluzioni visive che potessero o servire alla loro carriera meramente, oppure semplicemente provare. Prendere una camera in mano e provare a fare cose belle, sperimentali. Sperimentare soluzioni di postproduzione, di montaggio. Ad esempio fare cose che in una televisione privata non verrebbero mai permesse. Ci sono moltissimi videoclip di animazione, alcuni molto belli di registi molto bravi. Penso a Bruno D’Elia, penso a Marco Brancato, penso a Virgilio Villoresi.

Il videoclip come “qualcosa di superfluo”

  • Andrea: Nella tua ricerca, nella tua analisi sono evidenti dei risvolti di tipo sociologico. Ecco, in che modo la diffusione capillare della musica attraverso i nuovi apparecchi della tecnologia, ha influenzato la vita quotidiana dei giovani della generazione dei nativi digitali. Quindi di chi fruisce la musica in maniera costante, rispetto alle generazioni precedenti.
  • Raffaele: Per quanto riguarda la musica in senso stretto, non credo tantissimo. C’è stata forse un evoluzione nel senso della portabilità musicale. Ciò che è nuovo nel videoclip è che è diventato decontestualizzabile. Talmente decontestualizzabile spesso non viene neanche visto. Quando noi vediamo delle visualizzazioni su YouTube, non sappiamo quante di quelle visualizzazioni siano realmente visualizzazioni. Il video è diventato, non sempre ma spesso, qualcosa di superfluo. Spesso i commenti al video riguardano solo ed esclusivamente la canzone. Ed è da questo suo essere superfluo, che secondo me si può esprimere un’istanza artistica più libera che in passato, ma meno remunerativa che in passato. Per farla estremamente semplice.

Look amatoriale: la novità data da internet

  • Andrea: Hai fatto riferimento ai video su YouTube, o comunque su internet in questi nuovi canali video, per quanto riguarda la fruizione. Ma le nuove tecnologie hanno permesso anche di diventare protagonisti o autori dei video. Comunque di realizzare dei video anche molto semplici, rudimentali. E abbiamo visto come poi anche i video fatti per le grandi star, abbiano subito questa estetica delle immagini fisse con gli zoom. La grande affermazione dei lyric video. In prospettiva futura, in che modo questi aspetti potranno influenzare ulteriormente l’estetica dei videoclip?
  • Raffaele: La questione dell’amatorialità è molto importante. Stiamo assistendo, negli ultimissimi anni, a un fenomeno che è sotto gli occhi di tutti. L’amatorialità oggi, è stata “sdoganata”. Non fa più scandalo vedere un’intervista fatta con Skype, anche come in questo momento, assolutamente. Ma questo anche nelle televisioni. L’altro giorno su Rai News 24 in prima serata ho visto l’intervista fatta a Gino Strada con uno smartphone. Con l’immagine che sgranava. E nessuno ha battuto ciglio. Quindi l’amatorialità, l’estetica amatoriale, è ammessa da una certa fascia di audience che prima l’avrebbe rigettata. Nel caso del videoclip, ovviamente quando ciò è iniziato ad accadere l’industria musicale si è fatta d’oro. Perché c’era la possibilità di abbassare radicalmente i budget, come è successo in ambito rap. Due anni fa era uscita l’intervista sul web a questo regista danese, se non sbaglio, si chiama Murdaca, e a 17 anni lui stava girando i videoclip di metà dei rapper milanesi fondamentalmente. Tutti fatti con la Canon 5D, girati e montati in un giorno. Confezionati tutti in esterno, street videos per ragioni di moda. Ecco, quando le case discografiche hanno capito che si poteva girare videoclip in questo modo, lo hanno fatto e quindi hanno attirato registi come appunto Murdaca. Nulla di personale, anzi alcuni che fa sono molto carini. Però sono fatti per farne tanti, in breve tempo e da solo. Quindi senza troupe, senza set. Un’attrezzatura veramente minimal: camera e, forse se va proprio bene, un direttore della fotografia.

Non tutto è perduto…

  • Raffaele: Ecco, non tutto è così. C’è da dire che ci sono anche discografici, o promotori musicali, che curano molto il look dell’artista e della band. Questo trasversalmente agli ambiti indipendenti e mainstream. Questa è una cosa che ho notato dalle interviste. Prima con un videoclip si potevano veramente creare delle carriere musicali dal niente. Tu hai vissuto gli anni ’90 più a lungo di me, diciamo. Band come Afterhours, Verbena, Subsonica, Blue Vertigo ecc…, sono nati perché avevano dei videoclip. Sono stati conosciuti perché avevano dei videoclip che passavano su Videomusic, e poi MTV. Poi il successo che è arrivato da questi canali si è riverberato in radio, concerti eccetera. L’importanza del videoclip oggi è essenzialmente, per l’industria musicale, quella di occupare uno spazio. Quello del web.
  • Andrea: Io ti ringrazio. Sono state interessantissime le tue analisi su questi fenomeni socio-musicali. Grazie soprattutto di aver portato la tua esperienza e la tua competenza qui a Schermi Sonori. Ti auguro il meglio per il futuro, e buona giornata.
  • Raffaele: Grazie, anche a voi.
  • Andrea: Benissimo, e io ringrazio voi dell’attenzione. Vi do appuntamento alla prossima puntata di Schermi Sonori. Vi ricordo che la newsletter sul sito newstarmovies.com vi da subito l’opportunità di ottenere le prime 30 pagine del mio libro, “Il Videoclip, musicologia e dintorni – Dai Pink Floyd a YouTube”. Vi ricordo il canale YouTube “Schermi Sonori”, la pagina Facebook “New Star Movies”. Vi saluto e alla prossima, ciao!

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