Rockin’1000, il video che ha entusiasmato il mondo | Schermi Sonori 24

Rockin’1000, il video che ha entusiasmato il mondo | Schermi Sonori 24

Intervista ad Anita Rivaroli con le anticipazioni sull’edizione del 2017 di Rockin’1000. L’evento che ha entusiasmato il mondo e i Foo Fighters.

Andrea: Cari amici di Schermi Sonori, benvenuti a questa puntata che mi rende a dir poco entusiasta. Perché siamo in collegamento con una delle maggiori esponenti del cinema e della videomusica contemporanea. Anita Rivaroli, benvenuta!

Anita: Ciao a tutti! Ciao Andrea!

Com’è nato Rockin’1000

Andrea: Grazie di essere qui con noi. Siamo davvero entusiasti della tua presenza perché hai dato modo al videoclip, che è l’argomento principale del nostro videoblog, di essere uno degli argomenti principali sui TG nazionali e non solo. Grazie ad una splendida idea: Rockin’1000. Allora, com’è nata quest’idea e questo progetto così particolare e interessante?

Anita: Rockin’1000 nasce nel 2014 e l’idea viene da un ragazzo, che si chiama Fabio Zaffagnini e che è un grande amico d’infanzia, il quale era un fan sfegatato di concerti di musica rock. Diciamo che nella nostra adolescenza, con lui e con gruppi di amici organizzavamo sempre delle trasferte per Roma e Milano, per raggiungere le nostre band preferite. Noi siamo romagnoli, veniamo più o meno tutti da Cesena e dintorni, per cui per noi, per raggiungere queste città era davvero complicato. Una volta andavamo in macchina, un’altra volta dovevamo organizzare dei pullman. Insomma, quell’estate ci dice: “Voglio organizzare qualcosa di speciale, di particolare. Voglio convincere i Foo Fighters a venire a suonare in una città piccola come la nostra: Cesena. Che ne dici se facciamo qualcosa di eclatante? A me piacerebbe organizzare un mega tributo con tantissimi musicisti, fare un video e vedere se questa cosa li smuove e li convince”. Quindi un’idea raccontata così. Mi ricordo che era estate, forse eravamo al mare e stavamo chiacchierando. Abbiamo detto: “Vabè, vediamo. Proviamo a mettere in piedi questa cosa. Cosa ci serve?”. E da lì siamo partiti col progetto.

Rockin’1000 è stato creato da amici. Siamo sette persone principali che hanno fondato questa realtà, e tutti con competenze diverse. Io, appunto, mi occupo di regia e scrittura. Sono sceneggiatrice come formazione, poi come autodidatta ho acquisito competenze. Ho iniziato a frequentare set e a fare la regia. Poi le altre persone si sono occupate di altri aspetti, perché per mettere in piedi un progetto come Rockin’1000 servivano tante competenze. Quindi uno che potesse fare la produzione, quindi mettere in piedi un evento di quella portata. La comunicazione, l’ufficio stampa. Insomma abbiamo messo insieme le professionalità e siamo partiti con questo progetto che davvero nasceva come una goliardata, un’idea che ci piaceva, che volevamo fare e su cui non avevamo proprio un’idea chiara di dove sarebbe arrivato.

Come dirigere un video con ben 1000 musicisti

Andrea: Dal punto di vista della regia, qual’è l’approccio che bisogna avere per un video di questo tipo? Un video con ben 1000 musicisti. Rispetto ad un video classico con una band formata da quattro o cinque componenti.

Anita: All’inizio mi sembrava tutto molto complicato, perché non c’erano riferimenti. Nessuno l’aveva mai fatto prima. Per cui non sapevo bene da dove iniziare. Devo dire che è stato un po’ una sfida ovviamente. Non ero da sola, avevo in realtà una squadra intorno a me. Per i primi due anni ho lavorato con un altro regista amico che si chiama Alberti Viavattene, e insieme abbiamo curato la regia dei video principali. E avevamo una squadra di oltre 15 operatori. Per cui eravamo in tanti a gestire questo set.

Andrea: Quindi tutto deve essere proporzionato. Anche dall’altro lato della videocamera.

Anita: Assolutamente, perché mille persone occupano lo spazio di un campo da calcio. Uno spazio enorme. E per riuscire a immortalare uno stage così grande servono tante persone, tante tecniche e uno studio preciso dei punti di vista e dei punti camera.

2015, i Foo Fighters a Cesena

Andrea: Immagino, perché in realtà è come se fosse un live da riprendere in presa diretta. Avete fatto esibire i musicisti più volte, immagino, per poi avere vari punti di vista.

Anita: Esatto, diciamo che ogni anno abbiamo cambiato leggermente il format. Nel 2015 c’è stato il flashmob per i Foo Fighters. Quindi eravamo in un palco, all’aperto, e abbiamo girato otto take. Quindi abbiamo eseguito otto volte la canzone, e portato a casa sostanzialmente otto take. I musicisti in realtà provavano fin dalla mattina, per cui loro il pezzo lo sapevano perfettamente. Erano tutti a sync, a tempo, e le ultime otto esecuzioni sono state quelle registrate che ci hanno permesso di montare il video che ha fatto il giro del mondo e che ci ha permesso di andare dappertutto.

Andrea: Abbiamo affrontato gli aspetti squisitamente tecnici. Andiamo un po’ più sugli aspetti emotivi. Avete realizzato questo video che è meraviglioso, anche perché siete riusciti a mettere in mostra tutta la passione e l’entusiasmo che c’era sia da parte vostra che da parte dei musicisti. Raccontiamo un po’ com’è andata, poi Dave Grohl dei Foo Fighters ha visto questo video. E che cosa è successo dopo? Perché questo video si chiudeva con una richiesta: vieni a suonare a Cesena.

Anita: Questo video si chiude con una richiesta di Fabio, che è stato un po’ l’ideatore, l’immagine e la voce del gruppo, che supplicava letteralmente i Foo Fighters di venire a suonare a Cesena. La band ha visto il video e dopo un giorno ci hanno risposto e ci hanno detto: cavolo, che bella prova di fedeltà, di amore nei nostri confronti, verremo. Quindi dopo è stato proprio un turbine, una tempesta di emozioni e di cose che sono successe. Perché siamo stati contattati da tutti i giornali del mondo, dalla band, dal management. Siamo volati a Seattle, quindi abbiamo conosciuto la band di persona. E poi abbiamo aspettato novembre, e a novembre i Foo Fighters sono venuti a Cesena. Hanno tenuto un concerto in un palazzetto piccino, l’unico che la città ha. E praticamente è stato un concerto molto intimo, fatto apposta per noi. C’erano i mille, c’erano tutti gli organizzatori, c’erano le persone che avevano donato per rendere possibile questo progetto. Perché il primo anno siamo stati finanziati attraverso il crowdfounding. Quindi le persone hanno donato per poter mettere in piedi questa cosa. Quindi è stata davvero una bellissima emozione e soddisfazione, perché tutto il lavoro fatto in un anno è stato ripagato.

2016, stadio come le rockstar

Andrea: Certo con grande soddisfazione e con l’obiettivo raggiunto appieno. Poi dicevi, la seconda edizione. Dal palco siete passati in una location diversa.

Anita: Esatto, dal palco siamo passati in una location diversa perché noi quelle mille persone le abbiamo conosciute il giorno stesso che loro si sono presentate a Cesena su quel prato. Venivano da tutt’Italia. Prima erano semplicemente dei nomi che si erano registrati sulla nostra piattaforma, poi sono diventate delle persone con le quali abbiamo avuto anche degli scambi. L’emozione che abbiamo provato quel giorno è stata così forte, così bella che abbiamo detto: noi non ci vogliamo fermare, ci piacerebbe continuare. Ci siamo interrogati tutto l’inverno, ci siamo chiesti quale può essere la prossima sfida. La prossima sfida è riempire uno stadio come le vere rockstar. Quindi abbiamo deciso di organizzare un concerto con i mille protagonisti. Un concerto di più di un’ora, quindi far eseguire loro 18 pezzi molto famosi della storia del rock, e riempire uno stadio. Quindi l’abbiamo rifatto a Cesena, perché è la nostra città e ci riusciva un po’ più facilmente organizzare questa cosa. L’anno dopo, sempre a luglio, abbiamo organizzato That’s Live, quindi un concerto dal vivo con ripresa e registrazione live, e 14.000 persone che assistevano a questo concerto.

Andrea: Complimenti, complimenti. E guardiamo al futuro. Siamo in collegamento dalla Valle D’Aosta. Come mai ti trovi lì, sei in vacanza?

Cosa ci aspetta l’edizione 2017

Anita: No, sono in Valle D’Aosta e ho maglietta e felpina perché è piuttosto fresco. Siamo in alta quota perché a fine mese, il 28 e 29 luglio proviamo a ripetere un altro record. I 1000 arriveranno in Val Veny, una valle mozzafiato ai piedi del Monte Bianco, e faremo una due giorni di musica. Musica ininterrotta. Stiamo costruendo un grande falò, vogliamo suonare in acustico. Realizzeremo un video di una canzone che vi posso anticipare: è Tender, dei Blur. Poi il giorno dopo, invece, suoneremo alcuni medley. Quindi 18 brani condensati in tre medley, e sarà bellissimo. Me lo auguro, come le precedenti edizioni.

Andrea: E lo sarà sicuramente. Però la tua attività non si limita soltanto a Rockin’1000, non si limita soltanto ai videoclip. Fai anche cinema, ho avuto modo di vedere anche su YouTube alcuni cortometraggi che sono davvero toccanti in un modo diverso rispetto ad un video come quello di cui abbiamo parlato. Ecco, quanto conta l’emozione nell’arte?

Valore dell’emozione nel video

Anita: Beh, conta tantissimo. Conta l’emozione che riesci a trasmettere come autore, l’emozione che riesci a mettere nel lavoro che fai, e soprattutto quella che riesci a condividere con chi ascolta, vede o legge ciò che produci. Quindi, assolutamente. Forse tu citavi un cortometraggio a cui sono particolarmente legata, che è Quell’estate al mare, che è ambientato sempre in Romagna negli anni ’60. E parla delle colonie, di un tempo un po’ lontano quando appunto la riviera romagnola era anche meta turistica di bambini che dovevano farsi la famosa stagione al mare, per prendere un po’ di iodio e un po’ di vita sana. L’emozione è importante, è importante perché è la vita. Lo è nella vita privata, lo deve essere anche nella nostra vita professionale. Quindi dobbiamo riuscire a fare il nostro lavoro con passione, dare il meglio. E visto che abbiamo l’intenzione di comunicare con gli altri, dobbiamo riuscire ad emozionare. Quindi, insomma, è un po’ questo che guida il mio lavoro.

Andrea: E lo fai anche con diversi ruoli: regista, sceneggiatrice, attrice… C’è un ruolo che preferisci?

Anita: Allora, io nasco come sceneggiatrice. Quindi amo moltissimo la scrittura, la storia, lo storytelling. Quindi è la cosa che sento più mia, più vicina. Poi la vita mi ha portato a fare tante cose, effettivamente non mi aspettavo di lavorare in ambito di eventi musicali. Questa è stata una sorpresa per me, l’ho accolta. Mi sto divertendo un sacco, mi piace moltissimo fare la regia di questi videoclip. Lavorare in questo ambito. Il cinema è la mia prima passione, quindi coltivo a coltivarlo. Quindi vediamo cosa riserverà il futuro, ecco.

Prossimi progetti di Anita Rivaroli

Andrea: Ci sono già dei progetti che hai per quando ritornerai a Cesena, o comunque quando riscenderai dalle montagne?

Anita: Sto lavorando a diversi progetti. Io vivo a Roma, di base. E Rockin’1000 continua ad andare avanti, ci sono novità. Oltre all’evento di fine luglio stiamo lavorando ad altre cose, più ambiziose ed internazionali. E io personalmente sto portando avanti altri progetti miei, sia di cinema che di televisione seriale. Progetti molto belli, che mi stanno davvero dando grandi soddisfazioni. Quindi direi che è un buon momento, e sono contenta.

Andrea: E noi lo siamo ancora di più sia per te, sia perché avremo modo di vedere tante altre belle produzioni, sia perché hai reso davvero entusiasmante la puntata di Schermi Sonori di oggi. Ti ringraziamo, ciao. Buon lavoro, e alla prossima.

Anita: Grazie a voi, a presto. Ciao.

Andrea: E grazie soprattutto a voi, di essere stati qui su Schermi Sonori. L’appuntamento come al solito è per la prossima puntata. Vi ricordo che potete seguirci sul sito newstarmovies.com. Mi raccomando, iscrivetevi alla newsletter perché avrete subito in omaggio un estratto del mio libro “Il videoclip, musicologia e dintorni – Dai Pink Floyd a YouTube”. Seguiteci anche su Facebook, la pagina è New Star Movies, e sul canale YouTube Schermi Sonori. Ciao!

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