La storia dei videoclip musicali – Schermi Sonori 02

La storia dei videoclip musicali – Schermi Sonori 02

Cari amici musicisti e appassionati di musica ben ritrovati su Schermi Sonori, il videoblog che parla della comunicazione musicale e dei videoclip. Nella prima puntata abbiamo dato un’idea di massima su cos’è la comunicazione musicale e abbiamo presentato questo blog che parlerà di videoclip sotto vari aspetti.

Oggi partiamo da un concetto a mio avviso fondamentale: quello che, per guardare al presente e al futuro, bisogna conoscere il passato. Per questo faremo un rapido excursus sulla storia del videoclip dalle origini ai nostri giorni.edison_paper

I primi esperimenti di abbinare l’immagine alla musica risalgono alla fine del 1800, e già all’inizio del secolo successivo furono approntati dei macchinari che permettevano la registrazione del suono sulla pellicola. In questo modo nacquero il cinema sonoro e l’abbinamento dell’immagine alla musica. Il mercato discografico capì subito il grande potenziale di questa innovazione tecnologica e il seme di quello che sarebbe stato il principale strumento di promozione discografica. L’antenato del videoclip.

Gli anni del Jazz

Già dagli anni ’20 / ’30 il jazz, che allora era la musica che andava più di moda, fu il protagonista di questo abbinamento. Nacquero i jazz film e i jazz tune: degli audiovisivi che rappresentavano le esibizioni dei musicisti jazz. Venivano poi i soundie, delle specie di videoclip ante-litteram che venivano visti attraverso il Panorama Sound: una sorta di video jukebox. Erano video fatti ovviamente ancora in bianco e nero, ma già covavano il grande potenziale di promozione discografica per quei generi.

Per arrivare ai primi videoclip a colori, molto più somiglianti ai videoclip come li conosciamo noi oggi, dobbiamo aspettare la fine degli anni ’50. Per diversi decenni la storiografia ci ha raccontato che questi primi videoclip a colori erano stati fatti negli Stati Uniti. Le ricerche di Michele Bovi, poi dimostrarono che i primi videoclip a colori erano stati fatti proprio in Italia. In assoluto il primo fu quello di Don Marino Barreto Junior, Altagracia.

Cinema, Musicarelli e TV

Ormai era chiaro che questi filmati contribuissero alla promozione discografica degli artisti. Il cinema contribuì altrettanto significativamente, sia con i Musical che avevano parentesi musicali molto simili a quelli che erano i filmati promozionali, sia con la produzione di film incentrati sulla storia dei musicisti più importanti che ne determinavano e consacravano il successo.

Ricordiamo film molto importanti con Elvis Presley, con i Beatles, quelli che in Italia erano chiamati musicarelli e che contribuirono al successo di artisti come Gianni Morandi, Claudio Villa, Rita Pavone, Adriano Celentano.Queen - Bohemian Rapsody

Arrivò il momento che anche la televisione, da parte sua, volle avere un ruolo da protagonista in questo senso. Nacquero delle trasmissioni prettamente musicali: in America fecero la storia l’Ed Sullivan Show, American Bandstand. E man mano che si andava avanti e queste trasmissioni avevano un successo molto importante, le case di produzione discografica cominciarono a produrre dei videoclip veri e propri per sopperire ad una eventuale mancanza della band che, in un particolare giorno di registrazione, poteva essere dall’altro capo del mondo per una tournée.

Questi videoclip si affermarono sempre di più, fino a quando nel 1975 Bohemian Rhapsody dei Queen decretò una volta nello sviluppo storico di questa forma di comunicazione audiovisiva. Perché il regista Bruce Gowers, decise di rappresentare attraverso le immagini le caratteristiche musicali della canzone. Ci fu una strategia di marketing a 360°: il videoclip, la copertina del disco, tutto l’aspetto iconografico di quella canzone, di quel disco, era mirato ad un’unica direzione di fondo: quella decisa a tavolino. E quello fu un punto di svolta importantissimo che fece capire, una volta per tutte, alle case discografiche che il successo non poteva prescindere dai videoclip.

Le case discografiche crearono delle divisioni di ricerca all’interno delle proprie aziende per studiare il fenomeno videoclip. Nacquero delle emittenti televisive interamente dedicate a questo audiovisivo.

Il punto di non ritorno fu la nascita di MTV, Music Television, che cominciò le programmazioni nel 1981 con il video Video Kill the Radio Star.

Logo MTVI discografici notarono subito una cosa: nelle città che erano coperte dal segnale di MTV e di altre emittenti video musicali, le classifiche dei dischi mettevano ai primi posti quelle canzoni mandate in onda da MTV o dalle altre reti. Dove invece non arrivava il segnale, la classifica era diversa. Questa fu l’ennesima dimostrazione che il successo discografico passava attraverso l’immagine. E allora MTV non solo ebbe fretta e premura, logica, di coprire l’intero territorio con il proprio segnale, ma di aprire divisioni in tutto il mondo.

Negli anni ’80 nacquero MTV Europe, MTV Brasil, MTV Internacional per l’America latina. E così la stessa cosa avvenne per il Giappone, per l’Australia e via discorrendo. E così MTV divenne un marchio determinante al successo delle canzoni in tutto il mondo.

In Italia la situazione fu un po’ diversa, perché da questo punto di vista fu all’avanguardia e contemporaneamente alla nascita di MTV negli Stati Uniti nacque Video Music, che fece ritardare di qualche anno l’arrivo di MTV in Italia. Ma ormai il dado era tratto. Vale a dire che il fatto che la promozione discografica avvenisse mediante i videoclip era un dato di fatto ormai appurato e acclarato.

Il videoclip oggi

Il successo del videoclip come mezzo di comunicazione di massa, se possibile, oggi è addirittura ampliato. Perché? Perché attraverso la diffusione capillare che avviene mediante i social network, mediante canali di diffusione video come YouTube e tanti altri, il videoclip sta vivendo una nuova giovinezza. La dimostrazione è il fatto che emittenti radiofoniche hanno aperto il loro canale video: basta accendere la televisione per vedere quanti ce ne sono.

E anche la possibilità da parte di tanti utenti YouTube di creare, seppure in maniera amatoriale, dei video fatti con i testi delle canzoni oppure con delle semplici immagini che vanno via, via sovrapponendosi, è l’ennesima dimostrazione di quanto il videoclip oggi abbia un’importanza addirittura maggiore di quanto non l’avesse ai tempi di Madonna e Michael Jackson. Che pure sulla produzione di videoclip hanno impostato il loro successo.

Ci sono video che ancora oggi decretano il successo di artisti, di canzoni o quantomeno la loro diffusione capillare a livello mondiale. Volete un esempio? Chandelier.

Una storia ricca

Insomma, possiamo concludere che la storia dei videoclip è molto ricca. È molto legata a quella dei mass media, anzi possiamo dire che il successo dei videoclip non può essere interpretato senza una contemporanea analisi del rapporto tra musica, mercato discografico, e mass media. Abbiamo detto che c’è stata un’evoluzione che continua ad essere sempre più manifesta per l’importanza che il videoclip ricopre all’interno della promozione musicale

Ed è per questo che è nato Schermi Sonori, e che continuerà in una fantastica avventura fatta di tante belle puntate su questo argomento. Io vi saluto, vi dò appuntamento alla prossima puntata e vi ricordo che potete continuare a seguirci su newstarmovies.com e sul canale YouTube Schermi Sonori. Mi raccomando, iscrivetevi!

Ciao!



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