Intervista a Dario Riccio sulla produzione di videoclip – Schermi Sonori 03

Intervista a Dario Riccio sulla produzione di videoclip – Schermi Sonori 03

Cari amici musicisti e appassionati di musica, ben ritrovati su Schermi Sonori, il videoblog che si occupa di comunicazione musicale e videoclip. Nelle prime due puntate abbiamo visto come il videoclip, oltre ad essere un’espressione artistica, è anche un veicolo di promozione musicale. Ed è proprio per questo che abbiamo deciso di fare questo videoblog. Proprio con lo scopo di fornire ai musicisti degli strumenti basilari sia per sapersi muovere nel mondo discografico, della comunicazione musicale. Sia per rapportarsi ai vari professionisti, ai vari ruoli di questo circuito. Questo per farlo tanto in maniera più amatoriale, anche per quanto riguarda la produzione dei video musicali, tanto con un aspetto più professionale. Infatti ci troviamo in uno studio di produzione video. Quello della New Star Movies, insieme a Dario Riccio, per approfondire queste tematiche sui videoclip.

La progettazione dei videoclip

I videoclip hanno una fase di progettazione e poi una fase di realizzazione. Ecco, visto che voi con New Star Movies avete già realizzato dei video che hanno ottenuto grande visibilità e di riflesso hanno fatto avere grande visibilità ai musicisti che ne erano interpreti e protagonisti, spiegaci un po’ in che modo vi rapportate ai musicisti nella fase di progettazione dei video che realizzate.

“Salve a tutti. Fondamentalmente si dedica parecchio tempo alla fase di progettazione dei videoclip. Forse è la fase più importante, in quanto grazie allo studio e alla stesura del soggetto prima e della sceneggiatura poi si riesce ad ottenere un grande risparmio di tempo nella realizzazione pratica del video, nella produzione vera e propria. E, soprattutto, si riesce a capire come mandare il giusto messaggio e come riuscire, quindi, a captare il target della band o dell’artista al fine di ottenere un risultato concreto con il video. Ottenere delle visualizzazioni”.

La fase delle riprese

Quindi, la fase di progettazione è molto importante e c’è una strategia studiata a priori. E poi, nella fase di realizzazione, in che modo scegliete ad esempio le ambientazioni? In che modo sviluppate la storia decisa nella fase di progettazione?

“Molto viene scelto anche con la stessa band, o con l’artista, o ancora con il produttore. Dipende anche dal singolo caso. Cerchiamo sempre di avere un rapporto molto amichevole con le band per riuscire a capire meglio chi sono, cosa vogliono ottenere, per rispondere meglio a queste domande: dove è meglio girare? Con quale fotografia? Con quali attori, o senza attori? I generi sono tanti, e ogni caso è a se. Un genere moderno, quale può essere un videoclip di un artista giovane, pop tradizionale, ovviamente si prediligono ambienti più giovanili o più colorati. Però ci sono casi contrari. Casi in cui un’ambientazione cupa o più forte rende meglio il messaggio”.

La post-produzione

Quindi la comunicazione musicale ha tanti aspetti che vanno approfonditi, interpretati ed espressi nel miglior modo possibile per far si che questa miscela di musica e immagine abbia il miglior impatto comunicativo proprio sugli spettatori. Che poi saranno i principali fruitori dell’opera. Un altro aspetto molto importante della comunicazione audiovisiva per quanto riguarda i videoclip è quello del montaggio. In che modo realizzate questo montaggio, proprio in virtù di questi aspetti che stiamo trattando?

“Il montaggio, e comunque la fase di post produzione che comprende sia il montaggio sia un eventuale compositing (effetti speciali e la creazione di immagini anche non esistenti partendo dalle immagini girate), si basa molto anche sul ritmo della musica. O, anche qui, la pre-produzione (ossia la fase di stesura di soggetto e sceneggiatura), da già parecchie linee guida da questo punto di vista. Già lì si va a decidere come dovrà essere montato. Gli eventuali effetti speciali vengono già decisi anche perché in produzione, quando poi si girano le riprese, deve essere tutto già fatto su misura altrimenti non ci si potrà lavorare molto. Il montaggio si basa sicuramente sul ritmo della canzone”.

Rapporto tra testo e videoclip

Torniamo ai contenuti. Prestate molta attenzione al testo della canzone?

“Relativamente. Il testo è sicuramente una buona linea guida. Ma una cosa importante che abbiamo sempre cercato di evitare, è l’essere troppo didascalici quando si va a scegliere l’immagine giusta. A volte è un problema anche con gli stessi artisti, che magari preferirebbero l’immagine della persona che cammina quando si parla di una persona che cammina. Però è una cosa un po’ scontata. Il video deve comunicare qualcosa che va oltre il testo, qualcosa in più. Quindi crediamo sia importante andare anche un po’ a staccare seppur rimanendo in tema”.

Celeberrimo il caso di Fotoromanza, di Gianna Nannini, in cui un grande cineasta, Michelangelo Antonioni, è arrivato proprio al cosidetto “Mickey Mousing”. Ossia al riprodurre con le immagini il testo preciso, di scena in scena, della canzone. Qualche critico ha interpretato questa scelta, ma non è assoluta conferma, come una voglia da parte del regista quasi di sbeffeggiare l’idea del videoclip come forma d’arte.

Video come forma d’arte

Abbiamo detto della funzione promozionale del video. Ma il video è anche una forma artistica?

“Sicuramente si. Stimo personalmente tantissimo Michel Gondry che è stato un grande autore di videoclip. Fondamentalmente un artista, che con le sue idee geniali riusciva a creare dei video unici ed inimitabili. Oggi abbiamo gli stessi videoclip del Coldplay che sono delle forme d’arte sotto ogni punto di vista. Ma ogni videoclip è una forma d’arte. Ogni video, dovendo comunicare qualcosa in più, è un modo di dire qualcosa. E questo penso sia arte. Mostrare un’immagine, mostrare qualcosa allo spettatore, nella maniera più lieta possibile in modo da creare un prodotto sia di qualità sia bello”.

L’uso delle ultime tecnologie

Sfruttate la tecnologia appieno? Ritenete che possa essere una possibilità ulteriore per l’espressione del linguaggio audiovisivo?

“Si e no. Il videoclip tradizionale è un prodotto ormai nella mente di tutti e fruibile con qualunque schermo. Sta però nascendo la realtà virtuale. Questi video, in cui si può girare letteralmente intorno a 360° anche utilizzando visori VR come l’Oculus Rift o l’HTC Vive e altri ancora, sono forme da sperimentare. Lo stesso Caparezza ha di recente realizzato un video, Compro Horror, che ad esempio se visto tramite il browser Google Chrome ci permette di girare intorno allo spazio riprodotto nel video. Un qualcosa di particolare che potrebbe, non fosse altro per la novità stessa, essere fonte di visualizzazione e quindi promozionale. Ve lo sto dicendo, magari voi potreste vederlo perché l’avete sentito adesso. Quindi anche questo è stato un buon metodo di pubblicizzazione del prodotto”.

Quindi abbiamo capito che i videoclip non sono dei semplici filmati fatti solo come riempitivo, come forma di comunicazione in questo senso, ma hanno uno studio accurato alle spalle. Un’attenzione partitolare a tutti i dettagli, a tutti gli aspetti che lo compongono, e che quindi per la realizzazione necessitano di particolare attenzione e una strategia comunicativa ben studiata.

Vi do appuntamento alla prossima puntata sempre qui su Schermi Sonori. Vi ricordo che potrete seguirci sia sul sito www.newstarmovies.com, sia sul canale YouTube “Schermi Sonori“. Ciao!

Andrea Del Castello



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